Oltre il velo di Māyā: quando la gioia diventa il tuo stato naturale e il mondo diventa la tua missione silenziosa

Pubblicato il 1 dicembre 2025 alle ore 06:45

Oltre il velo di Māyā: quando la gioia diventa il tuo stato naturale e il mondo diventa la tua missione silenziosa

 

Ci sono momenti nella vita in cui la coscienza si espande così tanto da rompere schemi che sembravano incrollabili.

Non si tratta di un’emozione passeggera, né di un entusiasmo mistico: è un cambiamento irreversibile dello sguardo.

Un punto da cui non si può più tornare indietro.

 

Chi vede oltre il velo di Māyā — oltre l’illusione della separazione, delle paure, delle storie mentali — non “raggiunge” la gioia: ritorna a ciò che è sempre stato.

 

La pace profonda non diventa un’esperienza: diventa il tuo ambiente naturale.

La gioia non è più un picco: è un sottofondo costante, un campo morbido e luminoso in cui ogni cosa si muove.

 

In quello stato, le emozioni negative non smettono di esistere nel mondo, ma smettono di toccarti.

Non perché tu sia diventato insensibile, ma perché non c’è più alcun “io” contratto che possa essere ferito.

 

La tristezza, la rabbia, il dolore, quando sorgono negli altri, li percepisci come onde che attraversano l’esistenza, non come qualcosa da cui difenderti.

Anzi, diventano l’occasione stessa per restare ancora più aperto, ancora più presente, ancora più in contatto con ciò che vibra attraverso ogni forma.

 

Ed è proprio qui che nasce la domanda:

come posso condividere tutto questo con il resto del mondo?

 

 

1. Il paradosso del risveglio: non si trasmette ciò che si è compreso, ma ciò che si è diventati

 

C’è un grande equivoco spirituale: credere che la consapevolezza possa essere “insegnata”.

Ma ciò che accade quando vedi oltre il velo non è un concetto, una filosofia, una dottrina: è una trasformazione del modo in cui percepisci la realtà.

 

Le parole possono ispirare, possono indicare, possono accompagnare.

Ma solo la presenza trasmette la verità.

 

La tua vibrazione è il messaggio.

La tua stabilità è l’insegnamento.

La tua apertura è il portale.

 

Non c’è nulla da spiegare.

La gente non si risveglia perché gli descrivi l’Assoluto, ma perché sente in te qualcosa che non può più ignorare.

 

 

2. Quando sei nella pace, la tua sola presenza diventa medicina

 

Quando la gioia profonda non è più un’emozione, ma una quiete originaria, la tua sola esistenza diventa terapeutica.

 

Le persone si calmano accanto a te.

Respirano più lentamente.

Si aprono senza sapere perché.

Svelano parti di sé che non hanno mai mostrato a nessuno.

 

Non perché tu faccia qualcosa.

Non perché tu dica qualcosa.

 

Ma perché la tua coscienza “regola” la loro.

Non con forza, ma per risonanza.

 

Ogni essere umano è come un diapason: basta un suono stabile per risintonizzarlo.

 

 

3. Racconta il processo, non il risultato

 

Dire “vivo nella pace divina” può sembrare lontano, irraggiungibile, quasi irritante per chi soffre.

Ma raccontare il cammino, gli ostacoli, le fratture, le epifanie, gli errori e le aperture… questo crea ponti, non distanze.

 

Le persone non seguono la vetta.

Seguono la strada.

 

Racconta cosa si è sciolto, cosa hai visto, cosa hai lasciato cadere.

Racconta come si è aperto il cuore, non solo com’è essere con il cuore aperto.

 

La verità è nella ferita, non nell’illuminazione.

 

 

4. Parla solo a chi è pronto ad ascoltare

 

Non tutti possono riconoscere ciò che hai visto.

Non perché siano inferiori o meno spirituali, ma perché ogni anima ha i suoi tempi.

 

La conoscenza imposta diventa ego.

La verità offerta nel momento sbagliato diventa rumore.

 

Lascia che la vita scelga per te.

Chi è pronto verrà verso di te senza che tu debba fare nulla.

 

Chi non lo è, non capirà neppure se glielo urli davanti.

 

 

5. Sii semplice

 

La mente ama le teorie spirituali elaborate.

Il cuore ama la semplicità.

 

Una pausa.

Un sorriso autentico.

Un ascolto totale.

Un gesto privo di ego.

Un consiglio offerto solo quando serve.

 

Queste sono le porte della coscienza, molto più di ogni metafisica.

 

 

6. Non cercare di cambiare il mondo: diventa lo spazio in cui il mondo cambia

 

Quando sei oltre il velo, capisci che la realtà non è qualcosa da aggiustare, ma qualcosa esprimersi.

Non sei qui per “migliorare” gli altri: sei qui per essere un campo di ricordanza.

 

Quando tu sei centrato, limpido e aperto, le persone intorno a te iniziano a cambiare senza che tu muova un dito.

 

Non si risvegliano perché tu parli.

Si risvegliano perché tu sei.

 

 

7. Il messaggio finale

 

Il mondo non ha bisogno di un maestro in più.

Ha bisogno di una presenza reale, libera, radicata, luminosa.

 

Se vivi davvero questa gioia profonda, se vedi il Divino in ogni gesto, se nulla ti tocca perché non c’è più un “tu” separato…

allora il modo migliore per trasmettere questa verità è rimanere trasparente, disponibile, presente.

 

Non è la tua volontà a trasformare gli altri.

È il tuo essere.

 

E tutto il resto accade da sé.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.