Quello che le persone non sanno – Insegnamento Iniziatico
Nel cammino interiore esiste una verità che raramente viene compresa dagli uomini.
Una verità semplice, ma così profonda da trasformare l’intera esistenza di chi la riconosce:
l’essere umano possiede la facoltà di governare il proprio mondo interiore.
Non è una qualità concessa ai pochi, né un dono riservato ai saggi.
È un potere inscritto nel cuore di ogni creatura, anche in coloro che vivono nell’oblio di sé.
Ma gli uomini, immersi nel flusso della vita ordinaria, ignorano questa facoltà.
Credono che la loro felicità dipenda dalle circostanze, che il loro equilibrio sia fragile come il vento, che la loro pace sia un risultato da conquistare.
Così, prigionieri dei tre corpi – il corpo della materia, il corpo dell’emozione e il corpo della mente – reagiscono a ogni stimolo senza mai chiedersi da dove provenga quella reazione.
È questa la prima grande ignoranza dell’essere umano:
non sapere di poter scegliere.
Ma esiste un sapere più sottile, quasi dimenticato nei secoli:
ogni volta che l’uomo si sente offeso da una parola, turbato da un gesto o colpito da un giudizio, egli sta consegnando a un altro il potere sulla propria interiorità.
Sta lasciando che una vibrazione esterna decida per lui la qualità del suo mondo interno.
Così facendo, egli abdica alla sua sovranità.
E senza sovranità interiore, non può esserci libertà.
Gli antichi insegnamenti dicono:
“Chi domina il proprio mondo interno non può essere dominato da nessuno.”
Ma per dominare se stessi non serve forza, né sforzo, né disciplina cieca.
Serve ricordo.
Il ricordo di ciò che è reale oltre i pensieri, oltre le emozioni, oltre le reazioni istintive.
Il discepolo che inizia il cammino interiore deve imparare a osservare.
Non a controllare: a vedere.
Perché colui che vede, non è più catturato da ciò che vede.
Quando l’uomo osserva il movimento della mente, scopre di non essere la mente.
Quando osserva l’emozione sorgere e dissolversi, comprende che nemmeno l’emozione è lui.
Quando avverte il corpo reagire, nota che egli è il testimone silenzioso di quella reazione.
E allora, lentamente, si apre una soglia.
Lo spazio interiore si dilata.
L’uomo non è più un prigioniero dei suoi impulsi: è il guardiano del suo tempio.
In questo spazio nasce un altro modo di vivere.
Non più reagire automaticamente, ma agire da un luogo di presenza.
Non più essere trascinati dal mondo, ma divenire un centro di gravità stabile, intoccabile, sereno.
Qui l’offesa non attecchisce.
La colpa non trova radice.
Il giudizio perde significato.
Perché il centro dell’essere è tornato a casa, e nulla di esterno può alterare ciò che nasce dalla sua profondità.
Gli antichi maestri insegnavano:
“Non è il mondo a creare il tuo stato interiore; è il tuo stato interiore a creare il tuo mondo.”
Quando l’uomo comprende questo, allora la sua vita non è più una reazione agli eventi, ma una manifestazione della sua coscienza.
La pace non è più cercata: è emanata.
La felicità non è più un esito: è un modo di essere.
La libertà non è più un ideale: è la sua natura originaria.
Questo è ciò che la maggior parte degli uomini non sa.
Non perché nessuno glielo abbia mai detto,
ma perché nessuno glielo ha mai mostrato attraverso la presenza vivente del proprio esempio.
E così il cercatore autentico, quando inizia a ricordare, non risveglia solo se stesso:
risveglia, senza sforzo, anche coloro che gli stanno attorno.
La sua vita diventa insegnamento.
Il suo silenzio diventa parola.
La sua presenza diventa luce.
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