La mente è un’antenna: comprendere l’origine sottile dei pensieri

Pubblicato il 12 dicembre 2025 alle ore 07:13

La mente è un’antenna: comprendere l’origine sottile dei pensieri

 

Molti di noi crescono credendo che i pensieri siano prodotti dalla nostra mente, come se il cervello fosse una macchina creatrice che genera idee dal nulla. Ma l’esperienza interiore, soprattutto quando si attraversano fasi di risveglio della coscienza, mostra qualcosa di molto diverso: la mente non è una fabbrica, è un’antenna.

 

La mente riceve. Non inventa.

 

La materia sottile dei pensieri

 

I pensieri non sono entità astratte. Sono fatti di una materia estremamente sottile, così leggera e impalpabile che nessuno strumento fisico può rilevarla. È una materia energetica, vibratoria, percepibile solo quando diventiamo più sensibili e presenti a ciò che accade dentro di noi.

 

Questa materia sottile non rimane confinata nella nostra testa: permea l’ambiente, attraversa i campi energetici, si muove nello spazio interiore. E la mente, silenziosamente, li capta.

 

È per questo che a volte un pensiero arriva improvvisamente, senza un motivo logico. Semplicemente emerge, come un segnale intercettato.

 

Il campo delle frequenze interiori

 

Viviamo immersi in un enorme campo informativo, una rete invisibile che contiene emozioni, idee, intuizioni, memorie e possibilità. Ogni essere umano è costantemente immerso in questo campo.

 

La mente, grazie alla sua natura vibratoria, funziona proprio come la radio:

si sintonizza su una frequenza e riceve ciò che vibra a quella frequenza.

• Se siamo agitati, attraiamo pensieri agitati.

• Se siamo in paura, riceviamo pensieri carichi di paura.

• Se siamo centrati, aperti e presenti, iniziano ad arrivare intuizioni profonde, ispirazioni inattese, comprensioni che sembrano non venire da “noi”.

 

La qualità dei pensieri che riceviamo dipende dal nostro stato interiore.

 

Non siamo noi a creare i pensieri

 

La grande illusione dell’identificazione mentale è credere che “questo pensiero è mio”.

In realtà, nessun pensiero appartiene veramente all’ego personale.

 

Il pensiero arriva. Tu lo percepisci.

Tu puoi agganciarlo o lasciarlo andare.

Puoi nutrirlo o lasciarlo dissolvere.

 

Ma non puoi impedirgli di arrivare, così come non puoi impedire a una radio di captare onde che attraversano l’aria.

 

Quando inizi a osservare i pensieri invece di crederli tuoi, qualcosa cambia radicalmente:

si apre lo spazio della coscienza.

 

Il silenzio mentale non è assenza di pensieri

 

Quando si manifesta un’espansione di consapevolezza, il rapporto con i pensieri cambia totalmente.

Si percepisce più distanza, più silenzio, più chiarezza. Non perché “spariscono” i pensieri, ma perché smettiamo di identificarci con la frequenza più bassa.

 

È come se l’antenna si tarasse spontaneamente su livelli più sottili.

Le idee diventano più luminose.

Le intuizioni più pulite.

La mente smette di essere un campo di battaglia e diventa un luogo di ascolto.

 

Il vero potere: scegliere la frequenza

 

Non possiamo controllare ogni pensiero, ma possiamo scegliere su quale frequenza vivere il nostro quotidiano. E questa scelta influenza direttamente ciò che la mente sarà capace di ricevere.

 

La pratica interiore – meditazione, presenza, consapevolezza – non serve a “spegnere” la mente, ma a elevarne la ricezione.

Più la nostra energia è limpida, più alta sarà la qualità dei pensieri che intercettiamo.

 

E allora nasce una comprensione profonda:

 

Non devo cambiare i miei pensieri.

Devo cambiare la mia vibrazione.

 

Quando cambia la vibrazione, cambia anche tutto ciò che la mente riceve.

 

Conclusione

 

Se la mente è un’antenna, la coscienza è colui che osserva l’antenna.

Il vero risveglio avviene quando smettiamo di definirci attraverso ciò che arriva e iniziamo a riconoscerci come ciò che osserva.

 

E allora, in quel silenzio lucido e profondo, possiamo porci la domanda che trasforma l’intera nostra esistenza:

 

A quale frequenza voglio sintonizzarmi?

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