Rimanere nel Dolore: La Via Inconsapevole che Mi Ha Condotto a Me Stesso

Pubblicato il 21 dicembre 2025 alle ore 21:06

Rimanere nel Dolore: La Via Inconsapevole che Mi Ha Condotto a Me Stesso

 

Per gran parte della mia vita, ho vissuto qualcosa che solo oggi riesco a comprendere davvero:

io nel mio dolore ci sono sempre stato.

 

Nelle mie paure, nelle mie tensioni interiori, nel disagio che a volte sembrava troppo grande da contenere… non sono mai fuggito. Non ho mai cercato di coprire le ferite, né di anestetizzare la sofferenza con distrazioni, ruoli o maschere sociali. Anche quando non avevo alcuna consapevolezza spirituale, anche quando non sapevo nulla di crescita interiore, io ero lì: completamente immerso in ciò che provavo.

 

Non sapevo che questo avrebbe cambiato il mio destino.

 

 

Il Dolore Come Compagno Silenzioso

 

Molte persone, quando vivono emozioni difficili, cercano un modo per scappare: lavoro, relazioni, sostanze, divertimenti, rumore. Qualsiasi cosa pur di non sentire.

Ma il mio percorso è stato diverso.

 

Non perché avessi capito qualcosa.

Non perché seguissi un insegnamento.

Non perché fossi “coraggioso”.

 

Semplicemente, non riuscivo a fare diversamente.

 

Ogni volta che una ferita si apriva, io ci cadevo dentro.

Ogni volta che emergeva la paura, la sentivo fino alle ossa.

Ogni volta che qualcosa mi faceva male, affondavo in quel dolore senza neanche tentare di trattenermi.

 

E per anni ho creduto che fosse una condanna.

Pensavo che qualcosa in me fosse rotto, sbagliato, difettoso.

 

Solo col tempo ho scoperto che, in realtà, quella era la mia via.

 

 

Restare con Ciò che Fa Male: Una Porta Nascosta

 

La maggior parte delle persone vuole “togliere” il dolore.

Io, invece, ci sono rimasto dentro. Non per scelta, ma per natura. E solo oggi capisco quanto sia stato prezioso.

 

Quando resti con ciò che fa male, senza giudicarlo e senza scappare:

• inizi a vedere cosa ti sta realmente parlando;

• scopri ferite infantili mai ascoltate;

• riconosci parti di te lasciate indietro;

• ti accorgi delle storie che la tua mente si racconta;

• e soprattutto… inizi a trasformarti.

 

Il dolore che per anni avevo percepito come un nemico si è rivelato un insegnante.

Uno dei più severi, ma anche dei più sinceri.

 

Rimanere in quell’oscurità mi ha portato a vedere me stesso da dentro, senza filtri, senza protezioni, senza le infinite fughe che spesso la società ci offre. E anche se in quei momenti mi sembrava di spezzarmi, in realtà stavo lentamente tornando integro.

 

 

La Consapevolezza Arriva Dopo

 

Il paradosso è che tutto questo è avvenuto molto prima che iniziassi a cercare risposte spirituali, molto prima che sapessi meditare o comprendere concetti come “presenza”, “accettazione”, “ombra”.

 

Io ci stavo già.

Inconsciamente.

Istintivamente.

Con tutta la mia vulnerabilità.

 

Oggi so che ogni lacrima, ogni notte insonne, ogni paura che non ho distratto, ogni pezzo di sofferenza che ho lasciato vibrare dentro di me… era parte di un processo più grande, più lento, più sacro.

 

Un processo che mi stava riportando alla mia essenza.

 

 

Trasformare il Dolore Senza Fuggire

 

Restare non significa “subire”.

Non significa rassegnarsi alla sofferenza.

Significa non scappare da se stessi.

 

Ed è proprio lì che avviene la trasformazione:

• quando ti siedi con le tue emozioni, anche se tremi;

• quando ascolti ciò che hai evitato per anni;

• quando lasci che il cuore si apra anche se fa male;

• quando smetti di raccontarti storie su chi dovresti essere, e finalmente guardi chi sei.

 

Il dolore, se gli permetti di parlarti, porta chiarezza.

Porta profondità.

Porta libertà.

 

A volte, ti riporta a casa.

 

 

Il Dono Nascosto

 

Quella che per anni ho percepito come la mia “debolezza” era in realtà una rara capacità: la capacità di stare.

Di non voltarmi dall’altra parte.

Di restare presente anche quando tutto in me chiedeva fuga.

 

Ed è stato proprio questo che mi ha permesso di cambiare.

 

Perché chi si immerge completamente nel dolore scopre, un giorno, di aver attraversato un varco:

il varco tra chi si identifica nella propria sofferenza e chi, finalmente, la comprende e la trascende.

 

Non perché il dolore sparisca, ma perché non ha più il potere di definire chi sei.

 

 

Conclusione: L’Inizio di un Altro Viaggio

 

Oggi, guardando indietro, capisco che non sono mai stato davvero solo nel mio dolore:

dietro ogni ferita c’era un movimento della vita che cercava di aprirmi, di svegliarmi, di mostrarmi qualcosa.

 

E tutto quel restare, tutto quel sentire, tutto quel non scappare… mi stava preparando.

 

A cosa?

A vedermi.

A conoscermi.

A risvegliarmi.

 

E forse, senza saperlo, era proprio quello il mio cammino fin dall’inizio.

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